BIOGRAFIA in Sintesi
Akyla Khem guida percorsi avanzati di trasformazione interiore e alchimia personale. Con oltre vent’anni di esperienza e ricerca tra discipline energetiche, spirituali e scientifiche, accompagna chi è pronto a lavorare in maniera integrata su mente, corpo ed energia per un cambiamento reale e profondo.
Il suo percorso nasce dall’incontro tra diverse discipline e un’innata sensibilità che l’hanno portata a una precisa sintesi che definisce: “L’ARTE della MENTE ZERO _ Architettura Invisibile dell’essere umano”.
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Sin da bambina, è stata guidata da molteplici vocazioni: musica, disegno e matematica. Suo padre, appassionato di sport, la indirizza al tennis all’età di 7 anni, trasformando presto quella che inizialmente era un’attività ludica in una disciplina quotidiana fatta di impegno, dedizione e costanza. A soli 14 anni vince i Campionati Italiani di tennis e partecipa ai prestigiosi mondiali dell’Orange Bowl a Miami, un’esperienza che segna profondamente il suo percorso.
Parallelamente già emergono in lei capacità percettive fuori dall’ordinario; inizia spontaneamente a “ricordare/canalizzare” attraverso la scrittura automatica e a realizzare disegni simbolici. Questi fenomeni la portano a studiare e sperimentare con diverse figure del settore, iniziando così un’esplorazione del Mondo dell’Invisibile e delle Dinamiche più profonde dell’essere umano.
Alle medie i professori si accorgono della sua maturità precoce, tanto che si sente spesso “diversa”, di quella diversità che la porta spesso a stare in silenzio, a isolarsi, a essere molto riservata e soprattutto sposta la sua attenzione a osservare l’ ambiente e le persone che la circondano.
Fin da subito sviluppa un approccio non convenzionale, accanto alla dimensione intuitiva e spirituale, mantiene sempre una forte ricerca scientifica orientata alla comprensione concreta dei fenomeni osservati, evitando approcci superficiali e New Age, sviluppando una visione integrata tra spiritualità e scienza.
Dopo il diploma in ragioneria sperimentale, e viste le sue attività interdisciplinari, e soprattutto grazie all’amore che già aveva per Leonardo Da Vinci e Antoni Gaudì, decide di intraprendere gli studi alla Facoltà di Architettura sede a Cesena, dove ha vissuto per diversi anni. Lo studio dell’architettura è stato infatti per lei molto formativo e illuminante nel suo insieme. Sviluppa una dedizione viscerale per lo studio della geometria sacra, delle proporzioni, della sezione aurea, molto utilizzata nelle costruzioni “antiche” e non solo, apprende e integra in sé stessa la “visione” del trattatista romano Marco Vitruvio Pollione (nel suo celebre De architectura): “l’architetto doveva essere una figura enciclopedica. Non un semplice costruttore, ma un intellettuale esperto in molteplici discipline, tra cui disegno, geometria, matematica, ottica, storia, filosofia, medicina, musica e persino astronomia, per comprendere le proporzioni e le leggi del cosmo.”
In questo periodo inizia anche a fare concerti live, a registrare il suo primo album e realizzare le sue prime mostre pittoriche. Non meno importante è che in questi anni (2000/2001) vivendo nella campagna cesenate, casualmente scopre di avere il dono della Rabdomanzia. Naturalmente questo evento, che all’inizio l’ha scossa parecchio, l’ha poi indirizzata negli anni successivi allo studio dell’Acqua (informazione e memoria dell’acqua), delle Geopatie del territorio, della Rete di Hartmann e Curry, del Feng Shui, della Radiestesia e inoltre all’analisi dei monumenti antichi sotto una diversa luce, come le Piramidi, di cui era già particolarmente interessata fin da piccola.
Nel 2001, a 21 anni, intraprese un viaggio in India con un’amica. Fu un’avventura a dir poco “on the road”, non pianificata e senza cellulare, che lasciò un segno indelebile nei suoi ricordi. Per un mese, dal nord dell’India, da Delhi fino a Varanasi, passando poi per Pushkar, e altre città, fino ad arrivare a Goa, alla scoperta di una cultura che l’ha naturalmente segnata.
Più tardi, nel 2008, lo studio delle piramidi egiziane la condusse in un altro viaggio intenso e non programmato; dal Cairo fino a Luxor, attraversando per 4 giorni il deserto bianco (dormendo sotto le stelle soltanto con una coperta). Questo viaggio fu particolarmente impattante nel suo percorso di ricerca.
L’esperienza della sua viscerale connessione con l’Acqua la spingerà ad approfondire lo anche studio degli elementi e del loro magnetismo; equilibri dinamici manifestati anche nella sua opera pittorica. Cosicché nel 2008 decide di realizzare, insieme ad un amico, un documentario sull’acqua, intervistando il rinomato fisico teorico Emilio Del Giudice, Masaru Emoto e un docente della Sapienza di Roma. Il documentario in forma ridotta (8 minuti) è visibile sul suo canale Youtube, Akyla Khem-Komrà.
A 26 anni si trasferisce a Londra, dove lavora in uno studio di architettura e si immerge completamente nell’ambiente artistico e culturale della città, tra musei, mostre e musica, nutrendo ulteriormente la sua sensibilità e visione creativa.
Arte, ricerca e sperimentazione diventano pilastri e strumenti essenziali del suo cammino, in qualsiasi campo.
Nel tempo, approfondisce instancabilmente lo studio dell’essere umano, integrando continuamente le sue ricerche e sviluppando una sintesi che unisce esperienza diretta, osservazione e percezione. Partecipa a diversi corsi avanzati, esplorando anche la medicina energetica sciamanica, le tradizioni energetiche di diverse culture, le dinamiche dell’inconscio e le pratiche di consapevolezza corporea, tra cui lo Yoga Kundalini, il Tai Chi, Qi Gong e l’arte della spada giapponese.
Da questo lungo processo, comprese le innumerevoli rielaborazioni, nasce il suo Metodo Mente Zero, ad oggi strumento pratico nelle sessioni individuali, nei corsi e attualmente in fase di scrittura in un libro.
Accanto a questo elabora il Manifesto KOMRA, una sorta di manuale delle Leggi Invisibili dell’essere Umano, una Scienza Sottile del comportamento Umano e delle Dinamiche interiori.
Un approccio concreto e originale che accompagna le persone in un percorso di riscoperta del sé, aiutandole a entrare in contatto con il proprio inconscio e riattivare il proprio potere personale e non solo, lavorando a 360 gradi su più livelli: mentale, emotivo, fisico ed energetico, verso un Nuovo Stato di Coscienza.
A 33 anni, in seguito alla perdita improvvisa del padre e ad altre prove personali davvero significative, attraversa un periodo di forte trasmutazione. È proprio in questi anni che la sua ricerca si radicalizza, quello che lei definisce i suoi “inferni” si trasformano in un vero e proprio processo alchemico di integrazione e visione, permettendole di affinare ulteriormente i suoi doni, le sue capacità percettive e sviluppare una visione lucida dei meccanismi umani, una comprensione ancora più profonda della fragilità della natura umana. Quindi dedica anni di ulteriore studio e approfondimento, rimettendo in discussione tutto ciò che aveva preso fino a quel momento. E da qui che inizia a fiorire sempre più chiaramente ciò che ha sintetizzato con il nome “ARTE della MENTE ZERO“, da cui estrapola il suo Metodo.
Lavorando su più livelli, oggi guida con chiarezza e precisione le persone nei loro percorsi individuali e di gruppo, modulando il lavoro con cura e adattandolo alla persona, come un “vestito perfetto”.
Precisazione sul nome:
Akyla Khem è un Nomen che nasce da una sua “visione/scrittura”, riconosciuto dal 2005 come nome d’arte e depositato ufficialmente alla SIAE. Quindi è divenuto un nome di fatto, ovvero di identità pubblica, sia nell’ambito lavorativo che artistico. Per scelta, il nome all’anagrafe resta Federica.
